di Salvatore Romeo (psichiatra)

Non si può parlare di Cyberbullismo senza parlare del Bullismo, per il semplice motivo che esso è una manifestazione di tale devianza, di cui possiede tutte le caratteristiche, tranne la fisicità.

Questo non vuol dire che sia meno dannoso, poiché spesso la sofferenza psicologica  può compromettere la qualità dell’esistenza in misura e in modo molto più grave di quella fisica; si pensi all’imbarazzo, all’abbassamento dell’autostima, al senso di vergogna, alla perdita della fiducia in se stessi, nelle proprie qualità personali o nelle proprie capacità di reazione, ai problemi di identità, all’ansia, alla paura e alla depressione, ai sintomi di natura psicosomatica e della sfera alimentare, fino ai gesti estremi suicidari e di autodistruzione. Bullismo e Cyberbullismo sono, quindi, dei comportamenti giovanili devianti, ossia dei modi di fare che mettono a rischio il benessere fisico, psichico e sociale di una persona e che in genere nascondono un disagio interiore latente e inconsapevole che può sfociare in un disturbo psicologico ben più grave, oppure comportare conseguenze legali più o meno gravi.

Nella maggior parte dei casi gli adolescenti conoscono bene i rischi a cui vanno incontro, però tendono molto spesso a sottovalutarli e soprattutto a sottovalutare le conseguenze dei loro comportamenti, a causa specialmente di una superficiale rappresentazione della loro pericolosità. Alcuni comportamenti vengono messi in atto per saggiare le reazioni degli adulti, oppure per vedere fino a che punto valgono le regole, i limiti e i divieti imposti dagli adulti e dal sistema in cui si vive, o per imitare altri, oppure ancora per dimostrare che non si ha paura delle novità.

Ma quali sono le caratteristiche della personalità di un ragazzo che si comporta in maniera deviante e quali sono i motivi e i significati di una condotta abnorme? Dal punto di vista caratteriale i ragazzi che mettono in atto condotte devianti dimostrano una forte ambivalenza con le figure genitoriali e una personalità immatura, poco riflessiva, scarsamente tollerante alle frustrazioni e incapace di un autentico contatto empatico con gli altri. Il comportamento deviante è una condotta difficilmente spiegabile attraverso una chiara linearità di causa ed effetto, oppure sulla base di semplici predisposizioni ereditarie, o come risultato di una  problematicità intrafamiliare o di una subcultura. In linea con ciò, qualsiasi comportamento deviante, quindi anche il Bullismo, verrà pertanto spiegato come la risultante dell’interazione di molteplici variabili, come la struttura della personalità del giovane, la tipologia della famiglia di appartenenza, le caratteristiche del gruppo dei coetanei, il clima e la qualità delle relazioni interpersonali in generale.

Il Bullismo è il frutto di una società che tollera la sopraffazione, che persegue un modello di forza e di successo, che esalta la competizione più estrema e una leadership autoritaria e dominante e che non accetta la sconfitta e nella quale i mass media, dalla televisione ai videogiochi, ci presentano modelli di violenza giovanile come espressione di potere e di vitalità. In una cultura fondata sui disvalori della sopraffazione, dell’arroganza, della furbizia e della competizione a tutti i costi, diventa quasi naturale prevaricare il più debole. E il bisogno di manifestare la propria superiorità si può esprimere anche attraverso una comunicazione abnorme, sia di tipo fisico che verbale, come avviene nelle diverse forme del Bullismo diretto e indiretto.

Alla genesi e al mantenimento dei comportamenti bullistici possono contribuire diversi fattori, come quelle dinamiche di gruppo che si stabiliscono tra gli studenti e che tendono a realizzare una situazione di disimpegno morale, attraverso modalità dirette o indirette, come lo sminuire le conseguenze degli atti prevaricatori, l’attribuire la responsabilità degli accadimenti alla stessa vittima, lo spostare e diffondere la responsabilità sugli altri, l’indifferenza inconsapevole, oppure lo stile educativo dei genitori, con la mancanza della capacità di dire quei “no” che aiutano a crescere, che non svolgono nessuna funzione contenitiva ed affettiva, che non prevedono per i figli regole chiare poiché spesso li ritengono capaci di autoregolamentarsi e che non prevedono punizioni per le regole non rispettate o che tendono sempre più spesso a gratificare, a giustificare ed a scusare, limitando in tal modo la crescita dei bambini in un’atmosfera di onnipotenza nella quale tutto è loro concesso e dovuto, senza alcun rifiuto e senza alcuna sanzione, oppure ancora un ambiente scolastico nel quale i docenti non applicano le regole o le applicano in maniera non chiara, lineare ed omogenea in ogni classe dello stesso istituto, con un mix di rigidità e di tolleranza.

Il Cyberbullismo è una pratica che comprende tutte le azioni e i comportamenti caratteristici del Bullismo, tranne che la violenza fisica. Quindi, si tratta di una serie di condotte offensive, ripetute nel tempo, volontarie e fatte con l’unico scopo di arrecare offesa e sofferenza alla persona che ne è vittima. Non scherzi o giochi esagerati, ma azioni che vengono compiute con l’intenzione di fare del male senza alcun obiettivo se non quello di far soffrire qualcuno o di dimostrare la propria forza.

Le azioni compiute dai bulli si ripetono nel tempo e sono mosse da un’aggressività che potremmo definire “gratuita”, cioè senza uno scopo di alcun tipo se non quello di far soffrire  la persona che ne è oggetto. Queste azioni violente e persecutorie possono essere compiute da una singola persona oppure da un gruppo che prende di mira  un ragazzo o una ragazza per lo più considerati per varie ragioni più deboli, vulnerabili, indifesi e incapaci di reagire. Anche se in genere i comportamenti prevaricatori e aggressivi sono caratterizzati da azioni dirette contro la vittima designata, con offese, minacce, insulti, prese in giro o percosse, si può parlare di Bullismo anche nel caso in cui si mettono in atto strategie più sottili, psicologiche e subdole che tendono ad isolare o ad escludere qualcuno dal gruppo o da una compagnia attraverso, per esempio, l’uso di calunnie o di maldicenze o di pettegolezzi o di notizie false su di lui.

Il Cyberbullismo è un fenomeno, descritto a cominciare dai primi anni del 2000, in rapidissimo aumento tra i giovani e i giovanissimi e già nel 2014 si è visto che più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ne sia stato vittima. L’incremento della sua estensione dipende molto dalla massiccia diffusione dei dispositivi di comunicazione e dal fatto che la stragrande maggioranza dei ragazzi impiega moltissimo del suo tempo a contatto con queste nuove tecnologie comunicative, formando in tal modo una generazione digitale abituata ad usare il computer e lo smartphone fin dai primi anni di vita ed in misura esagerata e abnorme.

Se con il semplice Bullismo, i comportamenti prevaricatori e violenti vengono attuati con più frequenza nell’ambiente scolastico o negli ambienti sportivi o di ricreazione e si limitano alla situazione in cui la vittima è presente fisicamente, con il Cyberbullismo il fenomeno diviene più continuo, persistente e penetrante, poichè i bulli possono violare virtualmente, con messaggi e video inviati dai cellulari o col computer, anche l’ambiente domestico della vittima, divenendo così estremamente crudele e persecutorio poichè disturba e distrugge anche quel luogo in cui la vittima si sarebbe potuta sentire protetta. In questo senso, esso è molto più invasivo rispetto al semplice Bullismo, poiché la vittima percepisce la propria impotenza e il fatto di non poter fare nulla per difendersi o per controllare la situazione.

Parliamo quindi di bullismo quando c’è una disparità tra bulli e vittima: questa disparità può essere fisica, psicologica, ma anche di età e di numero. In pratica, i bulli scelgono come vittime dei bambini o dei ragazzi sui quali potranno facilmente prevalere. Si tratta di bambini o ragazzi, maschi o femmine indifferentemente, che agiscono con prepotenza e con violenza nei confronti di uno o più compagni considerati deboli, presi di mira per qualche caratteristica fisica o della personalità, come ad esempio il colore della pelle, l’altezza, l’obesità, la forte sensibilità, la timidezza.

Il bullo  si distingue tra gli altri ragazzi perchè in genere dimostra alcuni tratti del carattere particolari, come la tendenza a prevalere sugli altri, a comandare, a decidere i giochi e le attività da svolgere, a decidere chi ammettere e chi escludere dal gruppo o dalla squadra, ad ottenere tutto ciò che desidera, è in genere forte sul piano fisico e si sente superiore agli altri, ha molti amici, dai quali è temuto e rispettato, aggressivo ed impulsivo, dimostra scarsa propensione ad entrare autenticamente in contatto emotivo con gli altri. Tutti questi indicatori non comportano per forza di cose lo status di bullo. Vale a dire che un individuo che ha una forte personalità e che ha una o molte di queste condotte, può comunque non prevaricare gli altri.

Altri tratti caratteristici di questi ragazzi sono l’aggressività, l’impulsività, la scarsa capacità di autocontrollo ed elevati livelli di psicoticismo, che tutti insieme descrivono un soggetto indifferente alle conseguenze nocive dei propri atti, spesso senza l’insorgenza di alcun senso di colpa o di rimorsi per i propri comportamenti, come nelle personalità antisociali, e ad alto rischio di sviluppare altri tipi di condotte devianti, come l’abuso di sostanze o la deriva sociale.

Tutto questo può essere sintetizzato nella cosiddetta “Triade Oscura”, che comprende propensioni caratteriali quali Machiavellismo, ossia tendenza a manipolare ed a sfruttare strategicamente gli altri per gratificare i propri bisogni narcisistici, il Narcisismo stesso, cioè la tendenza a sentirsi speciali e superiori agli altri, tipica di un Sé grandioso e onnipotente, e la Psicopatia, ovvero la mancanza di empatia e la tendenza a lasciarsi coinvolgere in comportamenti rischiosi e impulsivi. Dietro ogni ragazzo che si comporta da prepotente c’è sempre, comunque, una certa debolezza della sua personalità e i comportamenti altezzosi, arroganti e spesso violenti che manifesta sono una specie di copertura di questa fragilità.

I protagonisti del Cyberbullismo sono fondamentalmente delle persone fragili nel loro intimo, che necessitano di sentirsi potenti e che, non riuscendo ad imporsi nella realtà quotidiana, si nascondono dietro la virtualità di uno schermo quando non riescono a farlo addirittura in maniera anonima, spesso creandosi un’identità grandiosa e dilatata in maniera fittizia ed artefatta nell’immensa e anonima dimensione della Rete.

La possibilità dell’anonimato e la difficoltà di poter essere rintracciati conferiscono al Cyberbullo la caratteristica di possedere un indebolimento di qualsiasi remora etica, con scarsa propensione a provare qualsiasi senso di empatia verso la vittima ed a minimizzare eventuali sensi di colpa, portandolo a compiere comportamenti che nella realtà concreta generalmente non farebbe.

Le vittime prescelte sono indifferentemente maschi o femmine, spesso riservati, timidi, timorosi, solitari e molto sensibili. Se molestate tendono a non reagire e il ripetuto attacco dei coetanei aumenta in esse inevitabilmente l’ansia, l’insicurezza e  l’autodisistima.

La vittima ha difficoltà ad affermarsi nel gruppo dei coetanei, tende a rapportarsi meglio con gli adulti, ai quali tuttavia non racconta i soprusi che subisce, per paura o per vergogna.

Le vittime in genere sono facilmente e ripetutamente prese in giro in modo pesante, ingiuriate, insultate, minacciate, comandate, rimproverate, denigrate, derise, aggredite, sottomesse e spesso ricattate, sembrano non avere nessun amico intimo con cui giocare o conversare al telefono e vengono isolate ed escluse dagli altri, scelte per ultime nei giochi di squadra, raramente vengono invitate alle feste, nè sono interessate ad organizzarle perchè si aspettano che nessuno voglia parteciparvi, non portano mai a casa compagni di classe o altri coetanei dopo la scuola, tendono a stare molto vicine all’insegnante o ad altri adulti durante l’intervallo, hanno difficoltà a parlare in classe e spesso i loro libri o le loro cose vengono fatti oggetto di vandalismi.

Oltre ai danni fisici, come lesioni, fratture o lividi, le vittime possono sviluppare una repentina o graduale modificazione del loro carattere e tutta una serie di sintomi psicologici, come depressione, con pensieri cattivi e negativi su se stessi, sentimenti di demoralizzazione, perdita di interesse per la scuola, per il gioco, per i divertimenti e per qualsiasi attività di gruppo, scarsa volontà o paura di andare a scuola, frequenti sintomi psicosomatici, come mal di pancia o mal di testa, stanchezza continua, ansia, apprensione, preoccupazioni, rabbia verso se stessi perchè non riescono a reagire, verso il bullo per i suoi comportamenti, verso i compagni, i genitori e gli insegnanti perchè non si accorgono di nulla o non intervengono, vergogna e sensi di colpa, perchè si convincono di meritare le derisioni e le vessazioni subite, riduzione del rendimento scolastico, aggravamento della tendenza ad isolarsi dagli altri.

Per difendersi dai bulli si deve innanzitutto ridimensionare la loro immagine: sono esseri umani come noi, con una vita uguale a quella degli altri, solo che agiscono da bulli perché probabilmente percepiscono la loro fragilità e tendono a coprirla attraverso condotte aggressive e prevaricatorie ed a contrastare la loro insicurezza di fondo attaccando gli altri.

I comportamenti vessatori del bullo hanno lo scopo di intimorire e di intimidire la vittima, sminuendo la sua personalità e la sua autostima, per cui la reazione migliore sarà senz’altro quella di non mostrarsi spaventati e di reagire con razionalità e senza violenza, mantenendo sempre elevati i livelli della fiducia in se stessi e della propria autostima.