di Salvatore Romeo (psichiatra)

Il Cyberbullismo è la manifestazione in rete, in genere sui social network di un fenomeno più ampio e definito Bullismo e circoscrive una nuova forma di devianza giovanile basata sull’uso di internet o del cellulare come strumento di molestia, di offesa o di violenza. Come è chiaro è una pratica che comprende tutte le azioni e i comportamenti caratteristici del Bullismo, tranne che la violenza fisica. Quindi, si tratta di una serie di condotte offensive, ripetute nel tempo, volontarie e fatte con l’unico scopo di arrecare offesa e sofferenza alla persona che ne è vittima. Non scherzi o giochi esagerati, ma azioni che vengono compiute con l’intenzione di fare del male senza alcuno scopo se non quello di far soffrire qualcuno o di dimostrare la propria forza.

Il Cyberbullismo si può realizzare attraverso una serie diversa di comportamenti, che comprendono il Flaming (messaggi provocatori all’interno di un forum o di una chat), l’Harassment (invio ripetuto di messaggi offensivi), la Denigration (denigrazione della vittima attraverso la diffusione di notizie false, di foto o di video), l’Impersonation (sostituzione di persona mediante la violazione di un account), l’Exposure (diffusione di notizie od immagini imbarazzanti relative alla vittima), il Trickery (diffusione di notizie carpite attraverso l’inganno), l’Exclusion (isolamento ed emarginazione da un gruppo on line), il Cyberstalting (molestie ripetute), l’Outing estorto (diffusione di notizie estorte mediante minacce o ricatti).

Parte integrante del Cyberbullismo è il cosiddetto sexting. Il fenomeno del «sexting»  consiste nella condivisione di testi, video o immagini sessualmente esplicite. Spesso sono realizzate con il telefonino e vengono diffuse attraverso il telefonino stesso (tramite invio di mms o condivisione tramite bluetooth) o attraverso siti, e-mail, chat. Se colpisce il fatto che questo nuovo fenomeno si stia rapidamente diffondendosi tra gli adolescenti e i preadolescenti, allarma di più, a mio avviso, il fatto che i teenager generalmente lo considerino un gioco e un divertimento. Chiedendo infatti ai ragazzi cosa si può provare se qualcuno fa girare foto e video intime di un compagno o una compagna, la maggior parte ritiene che potrebbe dar fastidio ma che è solo un gioco divertente. Nulla di più. Da ciò si deduce che manchi qualsiasi forma di critica matura e contemporaneamente che manchi anche la percezione del gesto e della sua gravità, ignorando sia che si tratti di un reato sia che possa produrre sofferenza e dolore tra le vittime designate.

Il Cyberbullismoo, descritto a cominciare dai primi anni del 2000, è in rapidissimo aumento tra i giovani e i giovanissimi e già nel 2014 si è visto che più del 50% dei ragazzi tra gli 11 e i 17 anni ne sia stato vittima. L’incremento della sua diffusione dipende molto dalla massiccia diffusione dei dispositivi di comunicazione e dal fatto che la stragrande maggioranza dei ragazzi impiega moltissimo del suo tempo a contatto con queste nuove tecnologie comunicative, formando in tal modo una generazione digitale abituata ad usare il computer e lo smartphone fin dai primi anni di vita. Se con il semplice Bullismo, i comportamenti prevaricatori e violenti vengono attuati con più frequenza nell’ambiente scolastico o negli ambienti sportivi o di ricreazione e si limitano alla situazione in cui la vittima è presente fisicamente, con il Cyberbullismo il fenomeno diviene più continuo, persistente e penetrante, poichè i bulli possono violare virtualmente, con messaggi e video inviati dai cellulari o col computer, anche l’ambiente domestico della vittima, divenendo così estremamente crudele e persecutorio poichè disturba e distrugge anche quel luogo in cui la vittima si sarebbe potuta sentire protetta.

Il Cyberbullismo si verifica soprattutto sui social network, su Facebook, ma anche sui cellulari, con sms inviati su Watsapp o con filmati o foto compromettenti. Talvolta le due forme – bullismo e cyberbullismo – si sommano e le azioni violente e vessatorie di un bullismo comune vengono riprese con le videocamere dei cellulari e postate sui social come trofei da esibire.

I protagonisti del Cyberbullismo sono fondamentalmente delle persone fragili nel loro intimo, che necessitano di sentirsi potenti e che, non riuscendo ad imporsi nella realtà quotidiana, si nascondono dietro la virtualità di uno schermo quando non riescono a farlo addirittura in maniera anonima, spesso creandosi un’identità grandiosa e dilatata in maniera fittizia, artefatta e dispersa nell’immensa dimensione della Rete. La possibilità dell’anonimato e la difficoltà di poter essere rintracciati conferiscono al Cyberbullismo la caratteristica di possedere un indebolimento di qualsiasi remora etica, con scarsa propensione a provare qualsiasi senso di empatia verso la vittima ed a minimizzare eventuali sensi di colpa, portando il bullo a compiere comportamenti che nella realtà concreta generalmente non farebbero. Bullismo e Cyberbullismo sono il frutto di una società che tollera la sopraffazione, figli di un contesto culturale in cui viene perseguito un modello di forza e potere e in cui vige la distinzione tra vincenti e perdenti. I mass media, la televisione, il cinema e i videogiochi svolgono un ruolo importante nella diffusione di una tale mentalità poichè presentano continuamente modelli di violenza come espressione di forza, di successo e di vitalità e in un contesto culturale fondato sui disvalori della sopraffazione, dell’arroganza, della furbizia e della competizione, diviene alla lunga naturale prevaricare il più debole.

E il bisogno di manifestare la propria superiorità si realizza in vari modi: nella comunicazione, che può essere fisica o verbale nel bullismo “diretto”, che si manifesta con attacchi relativamente aperti e diretti nei confronti della vittima, oppure invece attraverso tecniche di isolamento sociale, di emarginazione e di diffamazione nei confronti della vittima nel bullismo “indiretto”, tipico, anche se non esclusivo del bullismo femminile, caratterizzato a sua volta quasi sempre da una serie di comportamenti tendenti in maniera intenzionale ad escludere la vittima designata dal gruppo. Il Bullismo e il Cyberbullismo si originano, infatti, per lo più all’interno di un gruppo di coetanei e rappresenta una forma alterata e disfunzionale di comunicazione fisica e psicologica. Il bullo può mostrare le caratteristiche di un Disturbo di Personalità di tipo istrionico, oppure narcisistico o ancora antisociale, poiché considera i tratti violenti, vessatori e persecutori del suo carattere come egosintonici, ossia come un “normale” tratto, non conflittuale e non fonte di disagio della sua personalità. Il fatto di sentirsi superiori e migliori degli altri non è loro sufficiente, ma necessitano anche e soprattutto dell’ostentazione di questo loro sentimento, che spesso per realizzarsi sconfina nel sadismo e nella prevaricazione dei sentimenti e della sensibilità altrui.

Dobbiamo comunque tenere presente che dietro ogni ragazzo che si comporta da prepotente c’è sempre una profonda difficoltà ad identificare le emozioni altrui, ad interpretare i segnali sociali, una imperfetta costituzione dell’identità personale ed una certa debolezza della personalità, tanto che i comportamenti altezzosi, arroganti e spesso violenti che egli manifesta sono una specie di copertura di questa fragilità, allo stesso modo di come l’ipercompensazione narcisistica copre spesso una personalità intimamente fragile ed insicura.

Tutti questi indicatori non comportano per forza di cosa lo status di bullo. Vale a dire che un individuo che ha una forte personalità e che ha una o molte di queste condotte, può comunque non prevaricare gli altri. Un bambino può essere prepotente ma non per questo arrivare a prevaricare sistematicamente un compagno più debole. Un bambino può avere la tendenza a comandare ma questo non lo fa diventare per forza un bullo. Così come un bambino che tende comandare i compagni durante il gioco non vuol dire che poi tenda a prevaricarli.

Questo non significa che vanno sottovalutati alcuni segnali che possono arrecare danni e conseguenze più o meno visibili nelle vittime o nei bambini che, per loro costituzione caratteriale, risultano più fragili e vulnerabili rispetto ad altri. Quando le persone vengono ferite o trattate male, soprattutto i bambini, si sentono malissimo dentro e qualche volta non mostrano o non dicono come si sentono agli altri. Oltre ai danni fisici, come lesioni, fratture, lividi,  8nel Bullismo diretto) le vittime possono sviluppare tutta una serie di sintomi psicologici (nel Bullismo indiretto e nel Cyberbullismo) che vanno dalla depressione, con pensieri cattivi e negativi su se stessi, sentimenti di demoralizzazione, perdita di interesse per la scuola, per il gioco, per i divertimenti e per qualsiasi attività di gruppo, scarsa volontà o paura di andare a scuola, frequenti mal di pancia o mal di testa, stanchezza continua, ansia, apprensione, preoccupazioni, rabbia verso se stessi perchè non riescono a reagire, verso il bullo per i suoi comportamenti, verso i compagni, i genitori e gli insegnanti perchè non si accorgono di nulla o non intervengono, vergogna, sensi di colpa, perchè si convincono di meritare le derisioni e le vessazioni subite, riduzione del rendimento scolastico, aggravamento della tendenza ad isolarsi dagli altri.

Come accorgersi, quindi, che un ragazzino possa essere vittima di atti di prevaricazione? Esistono, in effetti, degli indicatori che possono aiutare in questo e basterebbe soltanto alzare il livello di attenzione e di osservazione per rendersi conto di una qualche modificazione nel loro modo di essere e di comportarsi.

Le vittime appaiono spesso solitarie ed escluse dal gruppo dei pari durante l’intervallo o l’orario di mensa, quando tendono a stare molto vicini all’insegnante o ad altri adulti, hanno difficoltà nel parlare in classe e danno l’impressione di essere ansiosi ed insicuri, timidi ed ipersensibili, sembra che non abbiano nessun amico intimo con cui giocare o conversare al telefono, non vengono invitati alle feste e nei giochi di squadra vengono spesso scelti per ultimi, non portano mai a casa compagni di classe o altri coetanei, sembrano timorosi o riluttanti ad andare a scuola, dormono male e dimostrano scarso interesse per le attività che prima li coinvolgevano.

In un contesto del genere, fermo restando il ruolo cronologicamente primario della famiglia, quello della scuola riveste un peso altrettanto fondamentale, volto all’osservazione, alla vigilanza, alla creazione di un clima scolastico sereno e accogliente, all’intervento su eventuali modalità educative errate, incoraggiando il confronto e l’acquisizione di un’immagine di sé positiva, per quanto riguarda la vittima, e di un sentimento sociale condiviso e maturo per quanto, invece, concerne il bullo.