di Valentina Arcidiaco (Psicologa/Psicoterapeuta cognitiva )

Già dieci anni orsono il massimo esperto di patologie riguardanti Internet, il professor Tonino Cantelmi, attualmente professore di cyberpsicologia all’Università EUR di Roma, aveva prefigurato lo scenario di una crescente generazione ammaliata dalla rete, con ripercussioni nell’area sociale, psicologica ed economica.
I sintomi di cui parlava ieri, oggi sono ampiamente presenti e decisamente preoccupanti.
A distanza di anni, quelle presupposizioni si sono verificate e ,anzi, hanno superato di gran lunga le previsioni di Cantelmi, tanto da lanciare un allarme sociale che rivela una realtà sconvolgente per quanto attiene la fascia d’età dai 6 anni ai 18 anni. Infatti, secondo stime attendibili, i bambini già da piccolissimi sviluppano competenze digitali le cui conseguenze sono facilmente immaginabili .
Oltre alla dipendenza da internet, purtroppo, si stanno sviluppando altre forme di uso deviante e patologico della rete da parte di ragazzi e di giovani che, spesso, degenerano nel cyberbullismo, in condotte aggressive,nella diffusione di notizie e filmati che possono ledere o turbare non solo gli adolescenti ma anche gli adulti, quest’ultimi sempre più spettatori di una situazione che è sfuggita di mano.
Le relazioni sociali ormai si svolgono sempre tramite smartphone, tablet e computer; sembra che i giovani di oggi non riescano a comunicare vis a vis e che preferiscano esprimere le loro emozioni tramite emoticon, gif, messaggi audio, frasi o tag prestabiliti.
Il problema più inquietante è che si assiste passivamente ad una sorta di precarietà emotiva che domina l’ambiente reale nel quale i ragazzi non sanno come si esprimono le emozioni o i propri stati interni, hanno numerose difficoltà rispetto all’empatia e alla stessa affettività, alla condivisione delle proprie idee e alla capacità di avere cognizione delle proprie abilità/capacità sociali, emotive,psicologiche.
Inoltre ,secondo eminenti studiosi, la rete sta sviluppando una forma di aggressività, una predisposizione al cinismo, una tendenza alla lesione dell’altro in termini sia mentali che fisici ed è, peraltro, in costante aumento il cosiddetto disimpegno morale.
Il disimpegno morale, già studiato da Bandura (1991), viene identificato in 8 meccanismi di moral disengagement che costituiscono operazioni di ristrutturazione cognitiva che consentono al trasgressore di attivare una modalità che tende ad arginare il senso di colpa e la vergogna potenzialmente derivanti dall’atto trasgressivo e a de-responsabilizzarsi attraverso una sorta di “derubricazione morale” del danno prodotto (Pagnin, Zanetti & Pazzaglia, 2004)
Quindi, a nostro avviso, ormai la realtà “ reale” è quasi inesistente, si vive trascorrendo il tempo “collegati”, si vive scambiandosi emozioni, informazioni, notizie tramite notifiche, screenshoot e messaggi audio inviati, magari, anche mentre si è impegnati in altro, forse nella residua realtà “ reale “. .
Tornando al professor Cantelmi, egli è stato il primo a definire l’ “attaccamento morboso” al social network proprio negli anni in cui la rete mobile stava avendo larga diffusione e, ancora oggi, è uno dei massimi studiosi dei danni provocati dal cyberbullismo, proponendo numerosi interventi di web education e suggerimenti a partire proprio dall’atteggiamento dei genitori e delle figure adulte nell’utilizzo della rete e delle sue applicazioni.
Per concludere, è necessario affermare che bisogna cercare di vivere la realtà senza farla fagocitare dal virtuale, adottando comportamenti idonei e sviluppando nel reale tutte quelle competenze riguardanti l’ambito emozionale.